Type and press Enter.

10 cose che ho ricominciato ad apprezzare vivendo in una vecchia scuola in Svezia

Buongiorno! Come state?

Io vi sto scrivendo questo post mentre con la coda dell’occhio sto cercando di evitare di guardare fuori dalla finestra mentre nevica in una normale giornata primaverile. Strano? Non in Svezia. 

Comunque, eccomi qua dopo l’ultimo post in cui vi raccontavo di come sia iniziata la mia vita qui in Svezia. Avrei voluto raccontarvi di più a voi che siete nuove e ricordare vecchi aneddoti con le più affezionate ma ci sarà tempo. Oggi voglio soddisfare una delle domande che spesso mi viene fatta quando racconto che ho deciso di trasferirmi in una vecchia scuola nel bosco in Svezia. Se vi state chiedendo ma perché? vi consiglio di scoprirlo in questo post se invece siete più aggiornate oggi condividerò con voi:

Le 10 cose che ho ricominciato a condividere ad apprezzare vivendo in una vecchia scuola nel bosco.

  1. Ad Apprezzare il silenzio. Ho sempre vissuto in Italia in posti piuttosto rumorosi acusticamente e per di più spesso mi faccio compagnia parlando ad alta voce tra me e me. Capite bene che appena arrivata in Svezia e per di più in una grande dimora con ampi spazi tutto ciò mi ha disorientato inizialmente ma ho deciso di accogliere questa nuova possibilità incominciando a prendere confidenza con quella che avevo deciso che sarebbe stata la mia casa. Ricordo che le prime notti dopo aver messo i bambini a dormire vagavo lentamente per le stanze, una ad una, ad ascoltare in silenzio che si interrompeva a volte con lo scricchiolio del parquet, fino a riconoscere il debole richiamo proveniente dal bosco attraverso le vecchie finestre quadrettate. La mia passeggiata in solitaria tra le varie stanze è una deliziosa e oltretutto intima abitudine che ho mantenuto nel tempo e continuo a fare quando ritorno per soggiornare da lei.
  2. Ad sviluppare l’olfatto. Mi sono districata i primi tempi a imparare profumi nuovi in cucina e nei supermercati e a riconoscerne quelli vecchi per poi arrivare a riconoscere il profumo di casa ogni volta che varco l’entrata. Io sentimentalmente lo considero il suo benvenuto, in un posto in cui mi sono sentita a casa già dalla mia prima visita, in realtà è il profumo del legno stagionato decine e decine di anni.
  3. Ad ascoltarmi e a lasciarmi libera di fantasticare ogni qualvolta che pensavo al rinnovo della struttura a come avrei voluto e non dovuto rinnovare gli spazi. Fantasiosa e creativa credo di esserlo sempre stata ma qui sono stata e mi sono sentita libera di potermi esprimere come volevo con  la consapevolezza che nulla sarebbe stato più bizzarro della mia decisione di trasferirmi in Svezia. Non avevo niente da perdere se non la possibilità di sentirmi realizzata a modo mio.
  4. Ad avere coraggio nel mettere in pratica ciò che credevo potesse essere la scelta migliore in quel momento. Ricordo il momento in cui mio marito rientrò in Italia la prima volta dopo il nostro trasloco in Svezia 15 giorni dopo il nostro arrivo. Per quanto lo avessimo organizzato, pensato e deciso viverlo è stata un’altra cosa. Essere fisicamente sola con due bambini piccini, senza parenti, amici e supporto morale a parte quello del marito a 2200 km ti fortifica, non ce nè.
  5. Ad avere una percezione dalla realtà diversa e a costruirci la nostra con un pò di fantasia. Nei lunghi e interminabili inverni nel bosco non erano molte le cose da fare con i bambini così piccoli ma avere a disposizione degli spazi così grandi ci ha facilitato il divertimento. Questo non ci ha impedito di organizzare delle avventure nelle varie stanze, ad es. a ricreare l’interno di un treno con lunghe file di sedie o ad aver imparato a correre in bicicletta  tra le aule. Non importa se fuori facesse freddo o stessimo rinnovando una stanza, con un pò di fantasia noi ci ritrovavamo in una disco o nel mezzo di un concerto di mia figlia o a giocare a nascondino con mio figlio. E voi non avete idea di quante volte si addormentava in questo o quel nascondiglio dopo essersi creato la sua capanna dei giochi.
  6. Ad organizzarmi con le provviste manco fossimo in tempo di guerra, periodo che tra l’altro periodo che la Sig.ra Rossa ha vissuto. A fare la spesa 1 volta ogni 10 giorni con grandi scorte se con la capacità di improvvisare quando ti dimenticavi qualcosa e con l’attenzione a non sprecare nulla. Fai qual che puoi con quello che hai è diventato il mio motto.
  7. Ad osare fin dal mio arrivo in Svezia. Perché aspettare l’arrivo di mio marito per stuccare quei buchi? E’ vero non lo avevo fatto mai ma avevo visto molte volte farlo e poi cosa mai poteva esserci di diverso dal usare una crema al burro per decorare una torta? ora lo so, riempire dei buchi al di sopra la tua testa non è il massimo, per di più su una scala e a lavoro finito tu e il tuo pavimento non profumerete nè di burro nè di zucchero vanigliato. Ma volete mettere la soddisfazione nel dire: “caro non ti preoccupare, ci ho pensato io.
  8. A capire che i difetti degli oggetti sono bellissimi. Vivere in una casa vissuta da tante persone e in modi differenti è bellissimo sai che ogni segno è dovuto a uno o più episodi degni di un racconto dagli scarabocchi nell’unico vecchio banco della scuola, dalla marachella di tua figlia in preda alla sua vena artistica ha deciso di scarabocchiare la grande cassaforte, alla avventura di tuo figlio che si ostinava a volersi chiudere avventura conclusa con me che con un martello ho dovuto scardinare la serratura… porta che ancora rimasta così e divenuta oggetto di uno dei mille racconti che facciamo ai nostri visitatori…anche noi a modo nostro abbiamo arricchito con una pagina il libro della storia di questa vecchia dimora iniziata come scuola e poi divenuta tante e tante altre cose. Anche il viso segnato dal tempo ora considero quei segni come racconti. Dal mio arrivo in Svezia sul mio volto si sono aggiunti dei segni ma posso dire che ora vedo disegnato sul mio volto qualche segno in più che indica la gioia e la tenerezza provate tante e tante volte da restare segnate sul mio volto a raccontarle.
  9. Ad avere sempre una buona scorta di legno suddivisa per varietà,  misure e qualità. Nella maggior parte delle volte in Svezia nella difficoltà te la cavi risolvendo con della legna. Anche avere un accendino aiuta. Questo meriterebbe un post a parte e spero prima o poi di riuscire a raccogliere gli aneddoti che si sono risolti grazie a un ceppetto di legna.
  10. Che nulla è eterno ed è giusto a un certo punto dirsi addio o perlomeno arrivederci. Che prima o poi avverrà anche tra me e questa straordinaria vecchia scuola anche io faccio di tutto per rinviare questo momento. Mi piace pensare che io grazie a lei porterò sempre i “suoi insegnamenti” e lei grazie a me racconterà in futuro attraverso il mio rinnovo e sperimenti creativi che per un pezzettino della sua lunga vita da ultracentenaria ha incontrato una normale donna banale e particolarmente loquace che è riuscita a ridarle vita in un modo nuovo arrivando da un Paese baciato dal sole. Non proprio, visto che io di nascita sono milanese ma volete mettere a confronto con la Svezia? Di questo ci sarà modo di parlarne prima o poi perché ci saranno delle considerazioni che potrebbero stupirvi.

Ed è questo che dal mio arrivo in Svezia cerco di raccontare con la mia quotidianità e i miei tentativi alle donne che per qualsiasi motivo si ritrovino in un momento difficile che: “spesso fare con ciò che si ha a disposizione è un modo per iniziare a cambiare”. A tutte le altre spero di tenere compagnia possibilmente strappando un sorriso.

A presto,

Antonella 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *