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La casa nella quale voglio vivere

Ci sono dei giorni che guardandomi attorno nella nostra casa è tutt’altro la casa nella quale vorrei vivere e che “la casa che diventerà” alla fine dei nostri lavori sembra sfuggente come sempre.

Un continuo “working in progress” infinito che mi fanno temere che la casa che vorremmo continui a esistere ancora solo nella mia fantasia. La mole di lavori da fare e gli spazi ridotti certo non agevola la nostra convivenza. Sebbene ci siamo passati anche nella vecchia scuola lì gli spazi erano e sono talmente grandi da permetterti di avere sempre spazio e il lusso, perché di questo si tratta, di poter sempre poter continuare a vivere serenamente nel resto della casa pur avendo una stanza sventrata e da ricostruire ma al Little Cottage non è così. Non fraintendetemi, gli spazi sarebbero giusti quanto basta se non dovessimo condividere con i lavori di ristrutturazione, i continui pellegrinaggi temporanei da una stanza all’altra dei mobili, degli oggetti, dei materiali e il continuo susseguirsi di un lavoro dietro l’altro.

Recentemente ne ho sentito maggiormente il peso e la fatica. Una fatica sia fisica che mentale tanto da chiedermi cosa significasse per me una casa semplice.

Perché era una casa semplice nella quale volevo vivere al mio arrivo in Svezia, in una casa che ci rispecchiasse pur mantenendone le sue caratteristiche. E fu così che iniziamo la nostra vita qui in Svezia con l’intento di costruire la nostra casa modellandoci e adattandoci, prima nella vecchia scuola e ora al Little Cottage, ma per quanto io sia felice di farlo e non sceglierei diversamente, devo ammettere che vorrei solo accelerare le cose per potermele godere appieno.

Abbiamo trascorso i fine settimana degli ultimi mesi a smembrare la vecchia cucina, a smantellare pareti, soffitti. Abbiamo lavorato così tanto in questa piccola stanza che dopo aver ricostruito le pareti e rifatto l’isolamento e recuperato un vecchio pavimento in legno ero talmente esausta e desiderosa di utilizzarla che non mi importava il fatto di non averla del tutto completata. Volevo usarla e concentrare tutte le mie cose in quella piccola stanza che al nostro arrivo era stata una cucina e ora finalmente poteva diventare il mio studio, un posto tutto mio dove creare senza pellegrinare per la casa alla ricerca di uno spazio. Poco importava se il soffitto non era ancora rifinito e ancora non avevamo sostituito la finestra perché durante i lavori le temperature erano troppo rigide e se avessimo avuto degli imprevisti avremmo rischiato di avere letteralmente la neve in casa. Due fine settimana fa siamo riusciti a sostituire la finestra e ora dopo l’immane fatica che abbiamo fatto ho ricordato. Noi non stiamo solo rinnovando/ristrutturando la nostra casa la stiamo creando imprimendo la nostra personalità che va ben oltre dallo scegliere il colore delle pareti o i mobili. La casa parla di noi non solo attraverso gli oggetti che la riempiono. Anche nelle piccole imperfezioni e un piccolo graffio ( nulla di grave che un pò di pittura non risolva) fatto sul muro mentre montavamo l’enorme infisso racconta di noi, della nostra fatica, della resilienza agli imprevisti e della nostra collaborazione nell’affrontare tutti insieme ognuno secondo le proprie possibilità e abilità per contribuire a creare non solo un lavoro di ristrutturazione ma a un’esperienza che sono sicura sarà degna di essere ricordata per i prossimi anni per la fatica fatta tutti insieme. Quella come tante altre.

Credo che non ci si goda mai abbastanza il “qui e ora” sempre presi a voler arrivare alla meta, vero? Beh, per me è spesso così ma circondarmi da tanti racconti, seppur legati alla casa, me lo ricordano.

Al mio arrivo in Svezia volevo una casa semplice e avvolgente ma ora ho capito che la cosa che più volevo anche se inconsapevolmente è: vivere in una casa che racconti di noi. E per me è possibile prendendomi personalmente cura di vecchie dimore nelle quali scegliamo di vivere e di modellare la nostra vita apportando la nostra personalità pur mantenendone le loro caratteristiche.  Un modo per scrivere ogni volta il libro sulle diverse fasi della nostra storia e intrecciarla a quella della casa. Un libro diverso e unico per ogni dimora. 

E ora che vi scrivo da una vecchia scrivania recuperata proprio come quella che ho sempre immaginato, incredibilmente perfetta sotto la grande finestra poco importa se mancano ancora le rifiniture attorno. Perché con una vista tale i tramonti estivi sono infiniti e magici su un giardino che dopo anno si trasforma e si modella nel giardino che sarà. 

A presto,

Antonella


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