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Vi racconto come abbiamo tagliato la nostra quercia in giardino

Questa mattina guardavo fuori dalla finestra la quercia abbattuta alcuni giorni fa. Questa enorme carcassa attraversa da un confine all’altro il mio giardino e pensavo a come fossi stranamente più serena. Per mesi avevamo cercato una soluzione per evitare di abbatterla ma i danni che aveva causato e stava causando sarebbero continuati.


A sua difesa posso dire che questa quercia c’era ancora prima del nostro arrivo, ancor prima della costruzione di tutte quelle casette costruite proprio sotta la sua folta chioma e prima della maggior parte delle case della mia zona. Questo albero nato più di 100 anni fa in questa zona una volta boschiva ed è nato probabilmente quando a meno di 100 km qualcuno costruiva quella che poi sarebbe diventata la mia vecchia scuola.
Questa cosa mi aveva sempre rattristato ma per quanto evitassi di pensarci più il tempo passava più con forza spostava un muretto in muratura, minacciava i tetti alla sua ombra e la nostra casa a pochi metri. Raccogliere le foglie, in enormi cumuli con destinazione per la discarica era il minore dei mali.
Ho provato a non pensarci ma ogni volta che c’erano forti raffiche di vento il mio pensiero andava alla piccola casetta nel bosco.

E’ passato molto tempo e probabilmente anche le mie più assidue lettrici (perché siete tutte donne vero?!) si saranno giustamente dimenticate.
Quando vivevo nel bosco la mia scuola era circondata da enormi e maestose betulle. Prima del mio arrivo non ne avevo mai veste di così grandi e pensavo che avessero qualcosa di romantico. Soprattutto una che riportava sul suo tronco delle iniziali contornate da un ormai vecchio cuore scalfito chissà quanti anni indietro.
Beh, quell’albero bello e possente una notte di tempesta si è spezzato in due e sfiorando la casetta dei giochi dei miei bambini. Fu un vero choc per me che consideravo quella una zona del giardino sicura soprattutto per loro che ci trascorrevano molto tempo. Allora abbiamo deciso di tagliarlo con tanto di aiuto dei vicini veri boscaioli professionisti e con trattore in supporto, salvando il suo gemello a meno di un metro. Dopo soli due anni abbiamo dovuto per instabilità tagliare anche lui.

Ma questa estate durante la riparazione del tetto ci siamo resi conto che alla lista dei danni dovevamo aggiungere anche quella del tetto che dovremo rifare completamente. A quel punto non ho avuto più dubbi.

Questa volta per tagliare in sicurezza abbiamo dovuto chiamare dei tagliatori professionisti che imbracassero i rami considerati pericolosi per farli cadere in sicurezza una volta tagliati.
Una vera e propria ansia vedere come la wonder woman della situazione si arrampicava con disinvoltura nonostante oscillasse sui rami a causa del forte vento. Non so come abbia fatto pur essendo imbracata in sicurezza.

Dopo aver tagliato tutti i rami e lasciato il tronco nudo sono bastati si e no 40 secondi per abbatterlo nella sua interezza facendo cadere sul cumulo di rami che nel frattempo avevano accumulato per attenuare la caduta. Il tutto si è svolto quasi nel silenzio. Tra la mia incredulità. Se prima avevo assistito ad ogni scossone per la caduta dei rami non legati che facevano facesse vibrare la casa ad ogni caduta quando è stato abbattuto il corpo mi aspettavo di essere letteralmente catapultata nello spazio…invece nessun fragore. Come se la pianta avesse capito e avesse deciso di coricarsi come se fosse un animale mansueto.

Ora era tutto finito. A quel punto una sensazione di tristezza mi ha pervaso misto a un sentimento di sollievo che nulla di catastrofico fosse successo alla nostra casa nè a quelle sottostanti.

Poi una cosa mi ha stupito. A pochi minuti dal suo silenzioso abbattimento una miriade di uccellini si sono poggiati su tutto il tronco alla ricerca di insetti da beccare tra il mischio.
Anche la casetta per uccellini fissata alla legnaia anni prima e trovata al nostro arrivo,
ha incominciato a essere visitata con curiosità da tanti piccoli uccellini. Cosa che prima non avevo mai visto quando si trovava sotto la sua folta chioma. Questa cosa mi ha fatto pensare a quanto probabilmente io avessi umanizzato questa splendida ma pericolosa creatura. A quanto “lei” sarebbe stata indifferente se si fosse abbattuta sulla mia casa o su quelle dei miei vicini.

A quanto tutto abbia un inizio e una fine. E non necessariamente la fine sia sempre un qualcosa di triste.

A volte si rimanda di affrontare un problema perché considerato troppo scomodo e poi una volta concluso ci si pente di aver sprecato tutto quel tempo tra dubbi e incertezze invece di risolverlo prima.

Anche se il suo cerchio vitale si è concluso non significa che io non possa trovare il modo per iniziare un nuovo cerchio. Sicuramente verranno piantate altre piante che possano vivere in modo armonico e che non possano creare problemi futuri ma vorrei in qualche modo “ricordarla”.
La cosa forse più banale sarebbe di ridurla in tanti ceppi di legno che potrebbero assicurarci tanta legna da ardere. Cosa gradita visto che il nostro riscaldamento è a legna ma per questa quercia abbiamo deciso di prenderci del tempo per permetterci di pensare a realizzare qualcosa di speciale.

Molte le idee che stiamo vagliando. Anche perché neanche a dirlo: vorremmo realizzarle da noi. A questo si aggiungono anche la ricerca di come realizzarle in sicurezza e in tempi ragionevoli. Noi qualche idea già l’abbiamo ma sono graditi consigli e idee.

Voi cosa ci fareste?

A presto,

Antonella 

 

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